Il Carmagnolese

Venerdì 03 Luglio 2020
Il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, Giorgio Prino, attacca la Regione sulla nuova legge della caccia appena approvata.
Caccia, Legambiente contro la Regione: "nuova legge negli interessi di pochi"
Caccia, Legambiente contro la Regione:

Siamo di fronte alla decisione di una Giunta regionale che ha scelto di anteporre gli interessi ludici di una ristrettissima minoranza dei cittadini a quelli di protezione ambientale e faunistica –va all'attacco il carmagnolese Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, dopo l'approvazione della nuova legge sulla caccia del Piemonte– Una scelta senza né capo né coda che non ha giustificazione alcuna. Questa legge è un vero e proprio attentato alla biodiversità alpina e in particolare piemontese”.

In particolare, la Giunta Cirio ha introdotto sette nuove specie cacciabili (allodola, fischione, codone, folaga, canapiglia, marzaiola, pernice bianca), l'abolizione del divieto di caccia nelle domeniche di settembre e l'abrogazione dei limiti di ingresso per i cacciatori provenienti da altre regioni, oltre a non prevedere alcuna possibilità per i proprietari dei fondi di ottenere il divieto di caccia.

"Il lavoro dell’opposizione, che ha presentato migliaia di emendamenti, ha portato alla cancellazione di altre 8 specie dalla lista dei “condannati a morte” stilata dalla giunta Cirio, ma non ha potuto bloccare l’approvazione di questa legge-vergogna -proseguono da Legambiente Piemonte- Tutte le specie dichiarate ‘cacciabili’ sono classificate come ‘in declino’ o, peggio, in elevate condizioni di rischio. Gli esemplari di alcune delle specie in questione, inoltre, pesano meno del piombo contenuto in una cartuccia".

Oltre all’allargamento delle specie cacciabili, la norma approvata contiene altri aspetti che l'Associazione ambientalista definisce "del tutto inaccettabili", come l’apertura della caccia notturna (due ore prima dell’alba e due dopo il tramonto) agli ungulati mette a rischio tutte le specie residenti nelle aree interessate dalle battute; la riduzione dei capi di abbigliamento ad alta visibilità obbligatori rende meno visibili i cacciatori mettendo a rischio i frequentatori delle aree boschive e, in ultima analisi, anche i cacciatori stessi.



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Redazione
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