Agricoltura e Cibo

Domenica 12 Aprile 2020
Gli studi dimostrano che il fenomeno è in aumento anche negli allevamenti
Rischi dell’antibiotico-resistenza
Rischi dell’antibiotico-resistenza

Cos’è l’antibiotico-resistenza? Per antibiotico-resistenza si intende la capacità di un batterio di resistere, quindi di essere invulnerabile, all’azione degli antibiotici, che quindi non hanno più effetto.

La resistenza agli antibiotici viene sviluppata o acquisita dal batterio a seguito di un precedente incontro del microrganismo con la molecola dell’antibiotico a dosi non corrette per eliminarlo, o per periodi troppo lunghi, o quando lo si utilizza erroneamente in maniera “preventiva”, senza che ve ne sia una specifica necessità.

Inoltre, un batterio che sia diventato resistente può trasferire la sua caratteristica anche ad altri batteri senza che questi siano già venuti in contatto con l’antibiotico, tramite un trasferimento di informazioni a livello dei loro DNA.

I batteri diventano resistenti producendo sostanze (enzimi) in grado di inattivare gli antibiotici, oppure modificando parte della loro struttura per ridurre l’effetto del farmaco o di cambiare il modo di azione del farmaco stesso.

Inoltre, esiste anche un altro fenomeno, chiamato “multi-resistenza”, che avviene quando un batterio diventa capace di resistere non solo ad uno, ma a più tipi di farmaci antibiotici.

Purtroppo questo avviene più spesso di quanto di pensi: tra il 37 e il 48% dei batteri isolati in animali, alimenti o uomo nei nostri laboratori è, infatti, multi resistente.

Recenti indagini hanno confermato che, nel 2015, nei Paesi dell’Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See) si siano verificati 671.689 casi di infezioni resistenti agli antibiotici. Si stima che questa perdita di efficacia di molti antibiotici abbia causato 33.110 decessi e 874.541 casi in cui si sono persi anni di vita potenziale a causa di mortalità prematura e casi in cui si sono persi anni di vita produttiva a causa di disabilità.

Uno studio ha calcolato che nei paesi industrializzati dal 2050 in poi, proseguendo con questo trend ci saranno 10 milioni di decessi ogni anno a causa di microrganismi multi resistenti, rispetto ai decessi per tumore stimati in 8 milioni.

Quando si parla di antibiotico-resistenza, il comparto veterinario e zootecnico e il comparto medico umano devono essere considerati come un unico mondo, parti di un’unica “salute universale”.

Anche in ambito veterinario vengono sempre più frequentemente riscontrati microrganismi resistenti ai farmaci, sia in zootecnia negli allevamenti, che negli alimenti. Questo crea, da un lato, la preoccupazione per la salute animale, per la difficile scelta del farmaco efficace per combattere le malattie in allevamento, e dall’altro mette a rischio il consumatore per il potenziale contatto con batteri resistenti che possono trovarsi negli alimenti. É infatti ormai comprovato che l’antibiotico resistenza sia causata anche dall’uso eccessivo o non corretto di antibiotici negli allevamenti.

Durante l’Assemblea Mondiale della Sanità svoltasi nel maggio 2015 è stato approvato un piano d’azione globale: uno dei cinque obiettivi di questo piano è proprio quello di migliorare la comprensione e la consapevolezza di questo fenomeno attraverso comunicazione efficace e formazione mirata, a tutti i livelli (veterinari, allevatori, mangimisti, case farmaceutiche, medici e pazienti).

In ambito veterinario, allevatori di animali che producono alimenti per l’uomo e proprietari di animali da affezione devono essere consapevoli dell’importanza di seguire le indicazioni delle ricette medico-veterinarie, rispettare le dosi e tempi di sospensione (cioè il tempo che deve trascorrere tra la fine della cura antibiotica ed il consumo dei prodotti dell’animale – latte, carne, uova) e scegliere solo le formulazioni ad uso veterinario.

Un uso prudente degli antibiotici e la promozione di strategie di controllo dell’infezione – mirate su tutti i settori della sanità, sia umana che veterinaria, sono i principali interventi che devono essere attuati per prevenire la selezione e la trasmissione di batteri resistenti agli antibiotici.

D’altronde, come scriveva già il prof. Paul L. Marino, medico specialista di terapia intensiva nel suo libro The Intensive Care Unit Book : «La prima regola degli antibiotici è cercare di non usarli; la seconda, è cercare di non usarne troppi».



Dr.ssa Lucia DECASTELLI Direttore S.C. Controllo Alimenti e Igiene delle Produzioni



Dr.ssa Manila BIANCHI S.C. Controllo Alimenti e Igiene delle Produzioni



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