L'Eco del Chisone

Sabato 09 Novembre 2019
Passi avanti nel combattere la resistenza alle terapie
Dall'Istituto di Candiolo importante scoperta sulle cellule tumorali
Dall'Istituto di Candiolo importante scoperta sulle cellule tumorali

Sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science i risultati di un'importante ricerca dell’Istituto di Candiolo che potrebbe aprire nuovi e ancor più positivi scenari nella lotta al cancro.


Lo studio condotto dall'IRCCS di Candiolo, sostenuto da Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e da Fondazione AIRC, potrebbero determinare significativi risultati nell'ambito delle terapie oncologiche e la realizzazione dei cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare.

 

Oggi, la medicina di precisione personalizza la terapia in base alle caratteristiche molecolari del singolo tumore e del singolo paziente, per massimizzare i benefici e ridurre gli effetti collaterali. Sfortunatamente, però, anche dopo una prolungata risposta clinica, il tumore diventa spesso resistente ai farmaci e talora più aggressivo di prima. È comunemente accettato che ciò accada perché un piccolo numero di cellule resistenti alla terapia è già presente nella massa tumorale, ancora prima che il farmaco sia somministrato. In altre parole, la resistenza, e quindi l’insuccesso della terapia risultano quindi a tutt'oggi essere un fatto inevitabile.

 

LE CELLULE TUMORALI COME I BATTERI

Mariangela Russo e Alberto Bardelli (quest'ultimo nella foto) , rispettivamente ricercatrice e professore ordinario del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino che operano presso l’Istituto di Candiolo FPO-IRCCS, hanno tratto ispirazione da un fenomeno che accade nell’ambito delle malattie infettive: sotto lo stress degli antibiotici, i batteri aumentano temporaneamente la capacità di mutare il proprio DNA, acquisendo nuove mutazioni che consentono loro di crescere nonostante la terapia. I ricercatori si sono chiesti se lo stesso stratagemma potesse essere sfruttato anche dai tumori.

 

I risultati appena pubblicati sulla rivista rivelano che le cellule resistenti ai farmaci non sempre sono già presenti. Alcune volte i tumori, sottoposti allo stress generato dalle terapie a bersaglio molecolare, si ‘adattano’ e cambiano il proprio corredo genetico acquisendo nuove mutazioni, che permettono al cancro di sopravvivere alle terapie. Il professor Bardelli e la dottoressa Russo hanno osservato che una frazione di cellule dei tumori intestinali smette di crescere, ma è in grado di sopravvivere all’assedio delle terapie a bersaglio. Nelle cellule assediate si modificano i meccanismi che regolano la riparazione del DNA; questo porta a un accumulo di mutazioni, che non sono più riconosciute e corrette. Tale processo prende il nome di mutagenesi adattativa. In altre parole, mutare per adattarsi, cambiare per sopravvivere: in presenza delle terapie a bersaglio molecolare le cellule tumorali accumulano mutazioni fino a diventare resistenti al trattamento, portando quindi alla ricaduta della malattia. Allo studio ha partecipato anche l’IFOM, con esperti di matematica computazionale.

 

QUALI SCENARI E POSSIBILITÀ TERAPEUTICHE SI APRONO DOPO QUESTA SCOPERTA?

Se la resistenza alle terapie non è sempre un fatto inevitavile, ma è legata a un processo che si attiva durante il trattamento stesso, allora colpire i meccanismi alla base della mutagenesi adattativa - sostiene lo studio - potrebbe aumentare le probabilità di successo dei farmaci già in uso. I ricercatori torinesi sono già al lavoro per individuare nel futuro prossimo nuovi bersagli terapeutici nel processo di mutagenesi adattativa che possano consentire di rallentare, o forse addirittura prevenire, l’insorgenza della resistenza alle terapie, prolungando così l’efficacia dei farmaci e la sopravvivenza dei malati di cancro.


Redazione
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