Museo Regionale dell'Emigrazione

Lunedì 20 Aprile 2020
Un incontro on line per ragionare sull'emigrazione italiana in Sud Africa a partire dalle attività dei missionari, valdesi e cattolici, sul territorio. Una categoria molto particolare di migranti che all’opera di evangelizzazione seppero accostare anche lo studio del territorio
Giovedì 30 Aprile
L'incontro sarà svolto online
Geografi ed esploratori in sud Africa. L'analisi celata dell'emigrazione italiana
Geografi ed esploratori in sud Africa. L'analisi celata dell'emigrazione italiana

Il volume “Giacomo Weitzecker e Luigi Jalla. Missionari e geografi valdesi in Africa australe” raccoglie diversi interventi sul tema e un catalogo che presenta il patrimonio di oggetti africani raccolti dai due. Il Museo Regionale dell’Emigrazione di Frossasco, insieme a Davide Rosso, Direttore del Centro culturale valdese e curatore del libro, coglie l’occasione di questa recente pubblicazione per ampliare il discorso e parlare di Africa, missioni, musei. La partnership allargata include anche il Museo di Antropologia e di Etnografia dell’università di Torino e ha scelto il multimediale per rendere fruibile l’incontro.

Quest’ultimo, disponibile online (per dettagli su come seguirci scrivete a info@museoemigrazionepiemontese.org), è previsto giovedì 30 aprile dalle 15,00 alle 16,30 e sarà articolato come segue:

  • Erika Grasso:

Missione Africa: immagini e oggetti “altri” nelle collezioni e negli archivi torinesi

  • Davide Rosso:

Geografi, fotografi e collezionisti: l’attività “altra” dei missionari valdesi G. Weitzecker e L. Jalla in Africa australe

  • Sara Gobbo:

Filippo Perlo: fotografie di un missionario della Consolata in Kenya

  • Carlotta Colombatto:

“Alla ricerca degli italiani in Africa australe”. I musei tra memorie e relazioni

Percorsi biografici analoghi, due storie di vita che si somigliano e si rincorrono, quelle Giacomo Weitzecker e Luigi Jalla. Entrambi missionari ma non solo, entrambi fini studiosi del contesto culturale e ambientale nel quale si trovarono a operare. Un interesse marcato per la flora e la fauna locale, per la conformazione geografica e morfologica del territorio, per la lingua e la cultura dei popoli incontrati. Un’attitudine allo studio, come si evince dalla fitta corrispondenza intrecciata dai due con la Società Geografica Italiana, sul cui Bollettino pubblicarono numerosi articoli.

Jalla e Weitzecker avevano entrambi una propensione anche alla raccolta di oggetti, considerati già all’epoca documenti così preziosi da essere collocati all’interno di alcuni prestigiosi musei. Le armi e manufatti di uso quotidiano, ad esempio, sono conservati presso il Museo Preistorico Etnografico Pigorini di Roma, nel Museo Storico Valdese di Torre Pellice, in varie collezioni private e pubbliche. I reperti botanici, mineralogici e animali, invece, sono presenti nel Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.

L’incontro intende porre l’attenzione non tanto, non solo, sulla figura del missionario come studioso, ricercatore, collezionista, financo come migrante. Chi partiva allo scopo di svolgere attività di apostolato evangelico, nel caso valdese giovani uomini spesso accompagnati dalle consorti, rientrava all’interno di una “comunità di mestiere” per la quale il viaggio, l’emigrazione, era una dimensione costituente. L’incontro con Davide Rosso ha invece l’intenzione ragionare sul missionario quale osservatore delle comunità italiane all’estero. L’uomo di fede, persona colta e attenta alla dimensione scientifica che si svolgeva in patria, diventava sovente l’interlocutore governativo ideale, in grado di riportare notizie attendibili sulla Grande Emigrazione italiana.

Questo è il caso, ad esempio, proprio di Giacomo Weitzecker. Inviato a Kimberley come geografo, scrisse numerose lettere e un rapporto che verrà pubblicato sul Bollettino della Società Geografica Italiana. Oggetto del suo studio, questa volta, proprio la comunità italiana, che in loco lavorava nelle miniere di diamanti e nell’indotto collegato. Weitzecker non solo ne effettuò un’analisi statistica, ma la analizzò anche dal punto di vista sociale. Dai suoi scritti, ad esempio, sappiamo che gli italiani si organizzarono in una realtà associativa simile a quella del mutuo soccorso, con lo scopo di proteggersi da accuse ingiuste. Come accadeva anche in altri Paesi, i nostri connazionali in Sud Africa, furono oggetto di stereotipi e di discriminazioni.

Un incontro particolare, quello che vede coinvolti il Centro Culturale valdese, il Museo Regionale dell’Emigrazione e il Museo di Antropologia dell’Università di Torino. Protagonista una categoria molto particolare di migranti, i missionari, che all’opera di evangelizzazione seppero accostare anche lo studio del territorio e delle culture locali, così come una sorta di attività di intelligence ante litteram.


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Carlotta Colombatto
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