Racconti della domenica

Domenica 16 Dicembre 2018
Il settimo racconto della domenica (1 di 4)
L'archeologa e la scatola (1 di 4)
L'archeologa e la scatola (1 di 4)

“Eccomi. Mi guardi, lo so. E io ti guardo. Sono qui, irraggiungibile; sorridente e maliziosa; fiera. Sono una Donna. Sono Bella, sono affascinante, sono libera”


Così, con questa frase a commento di una fotografia, si presentava Asia su un noto social network. Proprio i social network erano una delle passioni della ragazza, giovane studentessa iscritta all’ultimo anno del corso di archeologia all’università di Torino.

Nonostante ciò che scriveva era una ragazza semplice, tranquilla ma consapevole del suo fascino. Era giunta nel saluzzese per seguire alcuni scavi in una chiesa nelle vicine campagne, insieme ad un gruppo di storici, architetti e archeologi, provenienti da varie nazioni. Tutti erano ospitati in stanze per studenti in una struttura in periferia. Per prendere parte ad un progetto di studio dell’università con studenti provenienti anche dall’estero e l’università aveva provveduto a cercare gli alloggiamenti per tutti.

La sera precedente l’inizio dei sopralluoghi nella piccola chiesa, Asia si rilassava ascoltando musica classica e navigando in rete sul suo social network preferito, aggiornando le notizie.


“Sono da pochi giorni in questa città del cuneese. Arte, musica, storia, archeologia. Le mie passioni sono queste. Non mi serve altro. Non voglio relazioni: sono io, e basta!”


Questa era la nota alla foto, scattata nel pomeriggio durante una passeggiata in centro. Ancora uno sguardo ai messaggi, una rilettura degli appunti sulla chiesa oggetto degli studi e poi a letto. La mattina seguente Asia raggiungeva il punto stabilito per l’appuntamento con gli altri studenti per prendere la navetta che li avrebbe portati in zona. Un po’ riservata, Asia si accomodava sul sedile indossando un paio di cuffiette collegate al suo smartphone: musica, ancora musica…


«Bene arrivati – salutava il responsabile del gruppo di studio e restauro – sono Micheletti, in questi giorni sarete qui a compiere i primi rilievi per procedere in seguito ai lavori di consolidamento e recupero di questa preziosa piccola chiesa. Purtroppo è stata molto trascurata per anni, fin quando un visitatore non ha osservato un prezioso affresco e ha avvertito la sovrintendenza delle belle arti cui dobbiamo la nostra presenza qui…».


Asia si guardava intorno: in realtà si aspettava ben altro sentendo parlare di prezioso edificio… questo ha tutto l’aspetto di un rudere malconcio usato per depositare gli attrezzi. Ad un tratto Micheletti chiamava tutti a raccolta per assegnare i lavori, a coppie…


«Vi dividerò a coppie – esclama il capogruppo Micheletti – per poter gestire meglio il tutto. Per ogni cosa farete capo a me….»


I gruppi di lavoro erano formati: ad Asia toccava lavorare con Louis, uno studioso di archeologia francese.


«Piacere di conoscerti, mi chiamo Louis… non ci siamo mai visti anche se studio pure io a Torino…».


«Anche per me è un piacere Louis, io mi chiamo Asia. Però devo dirti che sono di poche parole… per cui procediamo con il compito assegnato» conclude.

Passata la giornata tutti tornavano alle stanze assegnate e Asia procedeva ad aggiornare il suo profilo sul social network: “


“Eccomi. Prima giornata di studio sul campo. Sono una Donna. Sono libera. Libera di essere me stessa e libera di essere, soprattutto… non mi interessa altro. Arte, musica, storia, archeologia. Non voglio relazioni: sono io, e basta”.



Claudio Rocca
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