Le storie della domenica

Domenica 20 Ottobre 2019
Secondo racconto autunnale (2 di 4)
Il flauto del burattinaio (2 di 4)
Il flauto del burattinaio (2 di 4)

Riepilogo prima parte: Il gruppo di artisti giunge a Saluzzo: tra loro, il burattinaio Aronne, un tipo particolare, schivo. Si diceva di lui fosse un mago, un negromante…

Rileggi la prima parte


Nel suo carrozzone intanto era chiuso da ore il burattinaio Aronne… stava preparando il suo spettacolo ed era concentratissimo, immerso nei suoi pensieri.

Era giunta l’ora dell’inizio dell’attesa esibizione: un agilissimo acrobata correva sopra una corda tesa tra due carrozzoni e contemporaneamente si esibiva in numeri da giocoliere facendo passare da una mano a quell’altra piccoli oggetti. Poco dopo un ventriloquo riusciva a far sembrare che un asino fosse dotato di parola e ancora ballerini e musicisti allietavano il pubblico… fin quando arrivava il momento più atteso: Aronne…

Rullo di tamburi… la porta del carro nero si apriva e, sopra una pedana allestita a lato del carro, usciva Aronne. Una figura imponente, con un lungo mantello anch’esso nero: senza dire parola saliva tramite una scaletta sul tetto del carrozzone…  iniziava a suonare con un flauto una musica quasi ipnotica, una nenia che potrebbe ricordare quella usata dagli incantatori di serpenti…

Al suono di quel piffero usciva dalla porta del carro il primo burattino… una figura femminile che danzava al suono di quelle note. Tutto il pubblico era incantato ad ammirare tanta perfezione di movimento in quello che era un prodotto di mano umana, una scultura in legno che, nonostante ciò, appariva quasi avere la morbidezza della pelle .

Aronne alzava, abbassava e muoveva le braccia dall’alto del tetto del carrozzone e il burattino, più in basso, muoveva al comando di quelle braccia senza l’uso dei fili.

Legno? Era davvero legno il materiale di quella figura? Il pubblico osservava rapito il danzare della figura femminile, un movimento fluido e perfetto, non uno scatto, niente di apparentemente meccanico o artificiale, per non dire dei lineamenti di quel volto, così perfetti… e gli occhi? Il pubblico guardava incantato gli occhi di quella figura… chiari, delicati… due pietre preziose?

Lo spettacolo proseguiva per una mezz’ora circa: Aronne comandava un po’ con il movimento delle braccia, un po’ con il suono del flauto e ricorrendo a speciali effetti di luce e fumi per rendere più suggestivo il tutto…

Giungeva intanto alla corte del marchese Lodovico I, alcuni giorni dopo, una lettera:  “Eminente Signor Marchese, voglia la Maestà Vostra scusare il disturbo arrecatovi da questa lettera. Sono Gesualdo, un vostro suddito che vive nel villaggio di Prato Guglielmo, ai piedi del Monte Viso. Alcune settimane or sono è scomparsa mia figlia… Non posso sapere se sia scappata, si sia persa sui monti o altro…”

La lettera continuava con la descrizione particolareggiata della figlia da affidare ai banditori di piazza per farla leggere e facilitare il ritrovamento della ragazza…

Quella descrizione, trascritta in più copie, era affissa ai muri nei punti principali del borgo, soprattutto vicino alla piazza…

La lettera trascritta era stata letta da Cianciotto, il servo di corte: a differenza di molti servi non era analfabeta, era molto colto e faceva il giullare perché il marchese lo aveva conosciuto da molto piccolo e lo aveva allevato a corte come un figlio, facendo in modo che fin da bambino intrattenesse gli ospiti con barzellette, scherzi e giochi oltre che nelle normali mansioni a servizio.

Cianciotto godeva della totale fiducia del marchese e quindi aveva anche abbastanza tempo libero a disposizione durante la giornata… decideva così di andare a vedere questo spettacolo di cui aveva sentito parlare.

Arrivato sulla piazza aveva guardato quasi annoiato la prima parte dello spettacolo, quella con giocolieri e sputafuoco, buffoni e saltimbanchi… nulla di diverso da quello che si vedeva spesso anche a corte. Ma ad un certo punto della serata ecco l’annuncio atteso da tutti: «Signori, cavalieri e dame… ecco a voi il mistero, l’arte e la magia di Aronne e i suoi misteriosi burattini viventi…».


Claudio Rocca
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